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I GIOVANI AL CENTRO DEL MOVIMENTO SPORTIVO PDF Stampa E-mail
Mercoledì 21 Marzo 2012 10:01

volley-berrutoTutti vogliono i campioni, perché tutti vogliono vincere: qualcuno per il piacere di vincere, qualcun altro per far soldi... Come fare ad avere i campioni? Nel recente passato ci sono state nazioni che hanno operato manipolazioni genetiche e ormonali, società che hanno puntato sul doping e altre che hanno comprato tutto il comprabile sul mercato... Ogni scelta si ispirava a una filosofia di vita. Tutte giuste? Tutte buone?

A dare il giudizio su tali scelte è lo sport stesso, che ha un suo codice etico, un suo stile, perduto il quale non possiamo più parlare di sport, quello che ci piace, ci appassiona e che De Coubertin ha definito "patrimonio di ogni uomo e ogni donna".

«Il Barcellona calcio è un esempio, è stato capace di ottenere grandi risultati costruendo giocatori in casa propria e regalando loro anche l'incredibile senso di appartenenza. Idealmente è il modello a cui mirare: costruire atleti straordinariamente bravi in casa propria e portarli a diventare protagonisti nel loro sport. Per farlo bisogna tornare a guardare lo sport con gli occhi dei bambini». Mauro Berruto, ct della nazionale maschile di pallavolo, ha studiato il modello Barcellona. Un modello che si dovrebbe imitare e trasferire anche in altri sport. Ma prima di tutto bisogna guardare lo sport con gli occhi dei bambini.

OCCHI DI BAMBINI - «Abbiamo scoperto, anzi verificato, che i parametri matematici con cui facciamo giocare i nostri ragazzi di 13 anni è sproporzionato rispetto ai loro parametri fisici. Queste proporzioni ci hanno fatto capire molte cose, che la pallavolo giovanile non è fatta a misura di bambino - ha aggiunto Berruto nella tavola rotonda allo Iusm sui giovani e lo sport-. Portiamo i bimbi a giocare con parametri non sostenibili alle loro dimensione, altezza e forza. Come se i giocatori di serie A giocassero con la rete a 3 metri e 15 o con un pallone da 400 grammi come la pallanuoto, o in un campo di 13x13 e non 9x9. Vedremo se riusciremo a cambiare le cose»

ONERE E ONORE - «Essere ct significa avere l'onore e l'onere di scegliere un piccolo numero di giocatori e guidarli verso risultati ambiziosi, che rappresentino un sogno anche per gli altri», prosegue Berruto nella tavola rotonda organizzata da Volleyrò 'I Giovani al centro del movimento sportivo: progetti, esperienze e prospettive'. «Guidare una percentuale infinitesimale di atleti significa avere grandi responsabilità, vere e oggettive nei confronti di tutto il resto del movimento. Ho voluto interpretare il ruolo anche di dt, soprattutto nella fase invernale, per provare a capire, anche attraverso la presenza fisica sul territorio, mettendomi in gioco e visitando le regioni. Un investimento sui giovani che non è solo sul loro futuro, ma sul senso civico, sul benessere. Investire nello sport oggi significa anche risparmiare per il futuro, in una società che invecchia», aggiunge il tecnico cella nazionale maschile italiana di pallavolo.

 
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