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Formazione: incontro, confronto, scoperta PDF Stampa E-mail

Giovani_e_chitarraSport sinonimo di competizione, scontro, rivalità, protagonismo e sfida “fino all’ultimo respiro” con  il predominio della  sua dimensione  competitiva, determinante per esaltarne maggiormente i valori legati più alla lotta e al contrasto tra i contendenti che all’ incontro,  al confronto e alla scoperta del sé e dell’altro. Incontro,  confronto e scoperta che stanno  alla base della crescita e della formazione della persona,  di una pedagogia capace di guidare il soggetto per la costruzione e la condivisione delle regole fondamentali per la sua vita sociale, per scoprire e “sperimentare” i valori della tolleranza, della lealtà, della solidarietà,  della fraternità e dell’appartenenza.

Una finalità e un percorso educativo che trovano riscontro  anche nelle Indicazioni per il Curricolo,  del settembre 2007,  quando si afferma che “Nel primo ciclo “corpo-movimento-sport” promuovono la conoscenza di sé, dell’ambiente e delle proprie possibilità di movimento. Contribuiscono,inoltre, alla formazione della

personalità dell’alunno attraverso la conoscenza e la consapevolezza della propria identità corporea”.

Per una nuova concezione antropologica

Lo sport è parte del patrimonio
di ogni uomo e di ogni donna
e la sua assenza
non potrà mai essere compensata.
Pierre de Coubertin

L’attività sportiva non sempre  ha  accompagnato,  allo stesso modo e con uguale intensità e significato,   la vita dell’uomo. Dopo la caduta della civiltà greca,  che attribuiva ai giochi un ruolo fondamentale,  facendone anche oggetto di riflessione e di elaborazione filosofica, bisogna aspettare  la fine del diciottesimo secolo per poter registrare il risveglio di un nuovo  interesse per lo sport  vicino al modello ellenico.

Tale rinascita fu, di certo, associata allo sviluppo della scienza e   della tecnologia  accompagnata    da una concezione antropologica nuova. Tra i protagonisti di questo cambiamento va ricordato Pierre de Coubertin (1863-1937), pedagogo e storico francese che fondò i  Giochi olimpici moderni.

Il Consiglio d’Europa di recente ha concordato una  definizione di “sport” inteso come qualsiasi forma di attività fisica che, mediante una partecipazione organizzata o meno, abbia come obiettivo il miglioramento delle condizioni fisiche e psichiche, lo sviluppo delle relazioni sociali o il conseguimento di risultati nel corso di competizioni a tutti i livelli.

Nel Libro Bianco  sullo sport, presentato nel 2007, l’Unione europea sottolinea l’importanza crescente di questa attività per il raggiungimento degli obiettivi  strategici di solidarietà e prosperità per tutti i cittadini dell’unione.

E’ evidente la  dimensione sociale di questa attività dell’uomo che va iniziata e curata fin dai primi anni di vita del soggetto e che trova, quindi, come contesto naturale per la sua piena realizzazione l’ambiente scolastico. “L’apprendimento delle lingue e dei linguaggi non verbali si realizza con il concorso di più discipline: lingua italiana, lingue comunitarie, musica, arte-immagine, corpo-movimento-sport” così nelle Indicazioni per il Curricolo già citate ( pag.47).

E ancora “offriranno altresì occasioni per riflettere sulle valenze che l’immagine di sé assume nel confronto col gruppo dei pari. L’educazione motoria sarà quindi l’occasione per promuovere esperienze cognitive, sociali, culturali e affettive. Attraverso il movimento, con il quale si realizza una vastissima gamma di gesti che vanno dalla mimica del volto alle più svariate performance sportive, l’alunno potrà esplorare lo spazio, conoscere il suo corpo, comunicare e relazionarsi con gli altri” (pag.73).

Fare attività motoria e sport, a scuola o altrove, significa condividere con altre persone esperienze di gruppo, abituarsi a stare con gli altri, promuovere la cooperazione e il lavoro di squadra. Il gioco sportivo diventa occasione di mediazione e di facilitazione per stabilire relazioni e incontri con l’altro. Il rispetto delle regole e i valori etici che sono alla base della convivenza civile sono i tratti costitutivi del gioco e dell’attività sportiva a tutti i livelli.

Un allenatore, un coordinatore di gruppi sportivi, un docente di attività sportive devono  trasmettere e far vivere ai ragazzi  i valori del rispetto per sé e per l’avversario, il controllo dell’aggressività e la negazione di qualsiasi  forma di violenza. E questo non può che passare attraverso il   riconoscimento dei propri  limiti e  della bravura dell’avversario.

L’esperienza motoria deve connotarsi come “vissuto positivo” che consente al bambino, al ragazzo, all’uomo e alla donna di valorizzare le proprie capacità, rendendo ciascuno di loro   protagonisti e consapevoli dello sviluppo continuo e graduale delle loro capacità fisiche e motorie.

L’Unione europea ha sviluppato un ruolo attivo in questa direzione. Ha sostenuto – e continua a farlo – progetti in favore dell’integrazione  di giovani attraverso le attività sportive, la lotta contro il doping nello sport e una campagna di informazione anche a livello scolastico sui valori etici di questa attività. Le conclusioni del Consiglio europeo di Nizza del 2000 contenevano un allegato sulla specificità e importanza dello sport dove veniva focalizzata l’attenzione sul suo valore sociale e etico.  Il Libro Bianco del 2007, consultabile in internet,  amplia e approfondisce  le dichiarazioni di Nizza.

Cultura sportiva e scuola

L’attività sportiva  può essere fonte di soddisfazione e di felicità quando non è centrata esclusivamente sul risultato.  Lo sport diventa un “luogo di umanità” se non diventa il mezzo per vincere e affermare la propria forza e la propria capacità contro l’altro. L’attività sportiva deve essere essa stessa un fine, deve essere genuina, non strumentale, gratuita. Come le attività “alte” della vita non deve esistere perché finalizzata al profitto e  alla vittoria bensì si regge per il suo valore intrinseco: un’attività ludica che ha il suo fine in se stessa.

In questa direzione sono state orientate le azioni del Ministero dell’istruzione e della ricerca soprattutto in questi ultimi anni. In modo chiaro e esplicito le linee di indirizzo, consultabili nel sito www.istruzione.it, emanate nel febbraio del 2007,  affermavano che “L’attività motoria e la pratica sportiva contribuiscono allo sviluppo armonico della persona e alla promozione della cultura della legalità attraverso la pratica del rispetto dell’altro, delle regole e del fai play.”

Lo sport nelle aree a rischio, ad esempio,  può diventare una delle occasioni per coinvolgere i giovani, di tutte le età, e  educarli ad una sana competitività, al rispetto del compagno/avversario e delle regole. Lo sport può contribuire così a fare acquisire maggiore consapevolezza  e autonomia personale, condizioni necessarie per ricercare e stabilire un rapporto di fiducia e una relazione  positiva con l’altro.

Un percorso formativo questo che non può trascurare le famiglie che vanno coinvolte per sviluppare la dimensione formativa dell’attività sportiva. Uno sport  dunque che deve poter contribuire  al benessere della persona, alla sua crescita,  mettendo in secondo piano la mera battaglia per la vittoria e il “tifo aggressivo”.

In questa dimensione la pratica dell’attività sportiva si carica di un rilevante valore culturale-educativo. Bambini e adolescenti sperimentano la ricerca del massimo rendimento con l’impegno costante, sperimentano limiti e conquiste,  attivano  opportune strategie per raggiungere i traguardi in un continuum di crescita. Le sconfitte e gli errori sono parte di questo processo, non rappresentando, quindi,  un fallimento senza appello.

Tutto ciò costringe il soggetto a mettersi continuamente in gioco e  in una dimensione di ascolto dell’altro ma soprattutto di se stesso.

 

Maria Rosa Ardizzone
tratto da www.conoscereperessere.it

 
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