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Fraternità e sport: possibile palestra comune PDF Stampa E-mail


Il 28, 29, 30 marzo 2008 si è svolto a Castelgandolfo (Roma) un congresso sul tema: “Sport In-credibile – Metti in moto la Fraternità”, organizzato da Sportmeet, una rete internazionale di sportivi, operatori e professionisti, che fanno dello sport un mezzo per costruire un mondo più unito e in pace. Questo convegno è stato patrocinato dal Ministero della Pubblica Istruzione, che ha esteso l’invito a tutti i docenti di ogni ordine e grado, che insegnano educazione fisica nelle scuole: “Mettere in moto la fraternità nello sport e attraverso lo sport”.

L’obiettivo è quello di far capire che il benessere, la salute, il rispetto di se stessi e degli altri possono iniziare proprio dallo sport. Recentemente, il Papa Benedetto XVI ha salutato le olimpiadi di Pechino con questo augurio: Possa ancora una volta lo sport essere pegno di fraternità e pace tra i popoli.

Certamente, questo desiderio oggi espresso dal Papa doveva essere anche il desiderio di Pierre De Coubertin, pedagogista ed educatore francese, che promosse l’introduzione dello sport nelle scuole e nel 1896, dopo aver radunato nel congresso della Sorbona a Parigi, i rappresentanti di quattordici nazioni, inaugurò ad Atene le prime Olimpiadi dell’era moderna.

Egli concepì una competizione internazionale per promuovere l’attività sportiva, grazie al crescente interesse mondiale per le Olimpiadi antiche, nutrito allora dalle recenti scoperte archeologiche di Olimpia in Grecia, culla della civiltà europea.

De Coubertin si impegnò molto nel miglioramento del sistema educativo e pensava che lo sport fosse una parte importante dello sviluppo fisico e personale dei giovani.

Principi e valori educativi nello sport, introdotti da Pierre de Coubertin sono oggi più che mai validi e la fraternità, che è patrimonio dell’umanità, iscritta nel DNA di ogni uomo, non è qualcosa che si aggiunge allo sport, ma qualcosa che ne ispira metodi, contenuti e fini.

Il metodo della fraternità è condivisione con l’altro fino alla reciprocità, è tensione a tenere insieme e valorizzare esigenze di persone, associazioni ed istituzioni che altrimenti rischierebbero, visti i crescenti interessi economici, a snaturare l’uomo.

È vero che oggi lo sport è strettamente intrecciato all’economia: la fraternità è un riferimento cardine affinché tale intreccio sia costruttivo e rispettoso dei valori veicolati dallo sport.

L’ottica della fraternità dello sport può favorire una capacità di rispetto e di accettazione del perdere per vincere, può far crescere una cultura del movimento in spazi aperti e non congestionati dal traffico delle grandi città, riscoprendo la bellezza degli ambienti naturali che ancora ci sono nel mondo.

Una vita più sana e più serena senza dimenticare un clima di fiducia e di rispetto della natura. Una pedagogia sportiva illuminata dalla fraternità pone l’obiettivo sullo sviluppo della persona umana e non solo sullo sviluppo delle specifiche qualità motorie. Quindi uno sport orientato alla fraternità ha come fine quello di contribuire efficacemente alla crescita integrale ed armoniosa della persona: mens sana in corpore sano.

 

di Giovanna Fuxa
tratto da www.conoscereperessere.it

 
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