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Un valore insito nell’attività sportiva PDF Stampa E-mail

 

Praticare uno sport dà benefici non solo al proprio corpo, ma anche al proprio equilibrio personale.

Attraverso le attività sportive, le persone s’incontrano, si confrontano, si sostengono, istaurano  rapporti di amicizia, sono solidali tra di loro, imparano a rispettare le regole proprie della piccola comunità della quale fanno parte.

Secondo A. Ross la comunità…è un’associazione di persone, strettamente collegate dalla coscienza che esse hanno di non essere isolate, ma parte di un tutto[i], nel quale ci si identifica grazie ai sentimenti di simpatia e di partecipazione. All’interno della stessa, ogni soggetto è considerato ed accettato come persona e, quindi, come valore[ii].

Negli sport di gruppo ogni componente della squadra, è fondamentale per la pratica degli stessi; l’importanza  del suo apporto non si manifesta, solo, dal punto di vista della prestazione fisica, ma anche – e soprattutto – per il suo atteggiamento collaborativo, per la sua disponibilità a sostenere i compagni, nell’affrontare insieme, senza manifestazioni di velleità personali, cercando di eccellere rispetto agli altri, sia i momenti belli che quelli caratterizzati da difficoltà.

Da quanto detto in precedenza, si evince che la fraternità è insita nella pratica sportiva; purtroppo oggi, però, gli interessi economici e politici promuovono la cultura della performance, della ricerca a superare sempre nuovi limiti.

Lo sport del calcio, non è più un momento di sano agonismo sportivo, dove due squadre si confrontano non solo dal punto di vista di una migliore preparazione sportiva, ma anche nella capacità di essere una vera squadra, dove le azioni sportive, e non dei giocatori, sono sostenute da un sano spirito di squadra, al contrario spesso si assiste ad atteggiamenti di “primedonne” per poter ottenere un ingaggio economico superiore rispetto agli altri e la prima pagina di un giornale sportivo.

Paolo Crepaz, medico dello sport, presidente di Sportmeet – rete internazionale di sportivi, operatori e professionisti che fanno dello sport uno dei mezzi per costruire un mondo più unito e in pace – afferma che il cosiddetto “terzo tempo”, imposto nel calcio, consistente nella stretta di mano tra i giocatori delle due squadre che hanno disputato la partita, non è sentito dagli atleti stessi, in quanto non nasce come scelta libera e quindi risulta essere uno strumento debole ed insufficiente; tali comportamenti saranno veramente sentiti, quando saranno interiorizzati e maturati nel tempo, solo allora – in quanto testimonianza libera – daranno il giusto esempio alle nuove generazioni che si accostano al mondo dello sport[iii].

Nella scuola dell’autonomia è possibile promuovere progetti di specialisti esterni che  insegnano ai bambini uno sport specifico, in questo modo ogni anno è stato possibile far fare agli studenti diverse attività sportive di gruppo, e questo perché si vuole ampliare la conoscenza degli alunni circa gli sport da praticare, che per i maschi è limitata al calcio e per le femmine alla danza,  e poi perché i giochi di squadra promuovono l’interiorizzazione della disciplina e il sentirsi facente parete, in maniera positiva di un gruppo.

Sportmeet nasce dall’esigenza di promuovere una concezione dello sport orientato sulla fraternità, dove quest’ultima non è un qualcosa che si aggiunge allo sport, ma è il principio cardine sul quale fondare i metodi, i contenuti e i fini dell’attività sportiva quotidiana; dove per fraternità in quanto metodo si intende un qualcosa che ''non è semplice e formale rispetto delle regole e dell'avversario, come il fair-play: è condivisione con l'altro fino alla reciprocità, è tensione a tenere insieme e valorizzare esigenze di persone, associazioni e istituzioni che altrimenti rischiano, visti i crescenti interessi, di finire in conflitti insanabili"[iv].

Si sente la necessità di una pedagogia sportiva illuminata dalla fraternità, che abbia come obiettivo lo sviluppo della persona umana e non solo le sue capacità motorie, si deve lavorare per promuovere la crescita integrale ed armoniosa della persona[v].

Si auspica, quindi, un’educazione dello sport dove i valori non hanno un carattere predicatorio, precettistico e manipolatorio, ma, al contrario, sono costruiti collettivamente.

 

Vania Galizia
tratto da www.conoscereperessere.it


[i] G. Giugni, Società, comunità, educazione, La Scuola, Brescia, 1983, p. 11.

[ii] Cfr. ibidem, p. 17.

[iii] Cfr. M. Catalano, Terzo Tempo. Oltre il Fair-Play, Associazione Sport Attività Didattiche.

[iv] Ibidem.

[v] Cfr. ibidem.

 
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