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| No al marketing selvaggio |
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| Giovedì 17 Novembre 2011 09:28 |
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«Con questa campagna abbiamo deciso di dare visibilità mondiale a un'idea alta di tolleranza, per invitare i cittadini di tutti i Paesi a riflettere su come l'odio nasca soprattutto dalla 'paura dell'altro' e di ciò che non si conosce - aggiunge Alessandro Benetton - La nostra è una campagna universale, che utilizza strumenti come il web, il mondo dei social media, l'immaginazione artistica, e unica perché chiama all'azione coloro ai quali si rivolge, i cittadini del mondo». Ma è davvero questa la tolleranza? O piuttosto è la solita strategia di marketing che la Benetton (ricordiamo, tra i più famigerati, il manifesto pubblicitario di Oliviero Toscani dove un sacerdote baciava una suora) sfrutta per colpire - in questo caso oserei dire ferire - il pubblico, senza porsi limiti morali, con la scusa di nascondendersi dietro una Fondazione? Così commenta Rino Cammilleri, in un articolo riportato su donboscoland.it: «Una cosa è certa: quando lo scopo è vendere purtroppo vi sono alcune figure che io chiamerei non professionali che sfoderano colpi bassi ed esempi completamente immorali, pur di portare a casa alte vendite». E in questa, come in altre situazioni, il fine nobile della tolleranza (tutto da dimostrare che sia proprio questo il fine!!) non giustifica i mezzi, che non suscitano certo a tolleranza, perché vanno a toccare persone e popoli senza nessun rispetto della loro sensibilità e cultura. Il contesto in cui viviamo è così saturo di pubblicità che i professionisti devono dar fondo a tutta la loro creatività per poter "colpire" il cliente. Ma questo va fatto sermpre nel segno del buon gusto e della decenza, del rispetto delle persone e delle culture. Tali forme di pubblicità, aggressive e violente, ci sembrano più una regressione che un progresso nella civiltà. Belfiore Claudio |



È partita la nuova campagna chock di Benetton, e a Milano e a Roma è "guerriglia marketing". Una campagna pubblicitaria che non ci piace e non condividiamo, e verso cui mostriamo tutto il nostro disappunto e sdegno.








