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| Tavecchio: regole anteposte alle persone |
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| Giovedì 22 Dicembre 2011 21:39 |
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La Bibbia narra che, un giorno, il Signore apparve in sogno a Salomone, e gli domandò qualsiasi cosa desiderasse. Pensate che occasione unica! Ebbene, Salomone rispose: "Concedi al tuo servo un cuore docile perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9). Dunque: nessuna ambizione che avesse a che fare con potere, ricchezza e successo, le mete, solitamente, agognate dai comuni mortali. Nemmeno la salute, dono che si valorizza a distanza di tempo. Il sovrano chiese una "sensibilità speciale", per capire le esigenze più profonde della sua gente. Perché la premessa? Perché mi domando se il presidente dei dilettanti del calcio, Carlo Tavecchio, e tanti altri attorno a lui, hanno mai letto questo passo della Bibbia. Attenzione! Credo che sia un'ottima persona, ma in una recente circostanza non ha dimostrato di esserlo, anche se non spetterebbe a me giudicare. I fatti. Un dirigente della S.S. Freccia Azzurra, una domenica mattina, viene stroncato da infarto, mentre si sta esibendo la squadra allievi, in cui milita il figlio. In tribuna c'è la moglie. Nell'incontro successivo, avrebbe dovuto scendere il campo un secondo figlio, nella categoria Juniores. Ma in quella giornata, nello shock collettivo, nessuno pensa più allo sport, né i ragazzi della Freccia Azzurra, né gli avversari, totalmente solidali. Conclusione? Il giudice della prima Categoria, con una delle gare in programma, infligge alla società, che non aveva avvisato, partita persa, e un punto in meno. Tavecchio, che potrebbe intervenire, difende a spada tratta il giudice e il regolamento. D'ora in avanti, con un morto, e con decine e decine di persone in lacrime, traumatizzate, si dovrà, comunque, giocare, per non essere vittime dei tuoni e dei fulmini di normative "sataniche". Edificante storia natalizia! Così come San Paolo, negli Atti degli Apostoli, ha sottolineato più volte il primato del "cuore" sulla "legge", anche io mi permetto di accodarmi. D'accordo, un conto è la giustizia umana, e un conto è quella divina. Ma non mi risulta che nemmeno quella umana anteponga l'uomo alle regole, in casi tanto evidenti. Scheda tecnica |



CARLO NESTI 








