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| La parrocchia: palestra educativa |
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Diversi Autori hanno evocato le esperienze sportive, aperte soprattutto a giovani e adolescenti, fruttuose non solo al momento della loro fruizione, anche al fine di iniziare futuri volontari, allenatori e anche atleti. Abbiamo chiesto a D. Mario Pieracci, incaricato Regionale del Lazio per il “Tempo Libero, Turismo e Sport”, quali le caratteristiche di questo tipo di attività pastorale. La parrocchia è un naturale luogo di aggregazione per tutte le età, le condizioni sociali, le lingue, ed anche, oggi, per le varie religioni. La parrocchia è il naturale luogo della amicizia, della gioia e della crescita integrale di ogni persona. Pensata così la parrocchia, manifesta anche il giusto volto dello sport e la sua giusta collocazione: non, quindi, la utilizzazione di spazi o impianti sportivi perché non ve ne sono altri nelle vicinanze, non perché costa di meno o addirittura non si paga nulla per giocare, non perché con quello che succede per la strada o in luoghi che non conosciamo, è meglio mandarli dai “preti”, ma perché in quegli spazi si respira uno stile, un’aria ed un modello completamente nuovi e diametralmente opposti alla mentalità dello stesso mondo sportivo. Infatti è considerato un perdente, colui che accetta la sconfitta, anzi ne è felice e si complimenta spontaneamente con l’altro per la sua bravura e vittoria; è reputato un fuori dalla realtà colui che accetta di fare volontariato allenando, curando ed istruendo un gruppo di piccoli, principianti atleti che non diventeranno mai famosi; sbalordisce ed è considerato anormale chi si astiene dal pronunciare parolacce, insulti, bestemmie o gesti immorali durante una partita. E’ insomma, una vera rarità chi si comporta seguendo gli elementari principi di educazione e di umanità. La parrocchia, quindi – e lo stesso sport in Parrocchia – aiutano a crescere, a vivere in società, a rispettare le regole del gioco della stessa vita ed infine a riconoscere la bellezza del creato, le capacità sempre nuove del proprio corpo ed a lodarne, di conseguenza, il Creatore. Chi pratica il vero sport, non può fare a meno di ritrovarsi in Dio creatore e Signore del creato. Egli lo riconosce come tale e sa che la forza del suo corpo, sa che l’energia che promana, sono un Suo dono, e il suo applicarsi e il suo vincere sono un modo di dare lode e rendere giustizia al Creatore, mentre con la sua lealtà rende visibile quella immagine di Dio che porta in sé: in parrocchia lo sport diventa VERO, proprio perché ha un’anima, perché ha dei valori attribuiti da questo riferimento programmatico a Dio, e quando c’è Dio nasce inevitabilmente la fraternità. Dove manca tutto ciò, subentra o l’interesse economico, o la voglia di strafare artificialmente, o si è anche prigionieri del desiderio di essere i primi a tutti i costi, anche immeritatamente ed illegalmente. Ecco dunque delineato il valore educativo dello sport in Parrocchia: Sport di valori, sport di sentimenti, sport di amicizia, sport di fraternità universale, sport di principi d’eternità, sport accompagnato mano nella mano, da DIO stesso.
Mario Pieracci |












