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Sport, etica e integrazione PDF Stampa E-mail

titolo-incontri-sport2018Sono tre gli appuntamenti previsti nell'ambito dell'iniziativa promossa dal Centro Nazionale Opere Salesiane – Sport e realizzata in collaborazione con VIS – Volontariato internazionale per lo sviluppo, l'AICS - Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e la sezione di Roma 1. Gli incontri sono rivolti ad allenatori, dirigenti, genitori, responsabili di oratorio e centri sportivi, arbitri e operatori dello sport, e sono coordinati dall'arbitro benemerito Alfredo Trentalange e da don Claudio Belfiore presidente nazionale di Salesiani per lo Sport.

È universale il riconoscimento dei valori sociali e umani dello sport e della sua capacità di far incontrare persone molto diverse tra loro. In tante occasioni basta un pallone, uno spazio di gioco, un minimo di organizzazione e subito è movimento e coinvolgimento. E anche là dove cultura, lingua e tradizioni sono diverse non importa: è facile incontrarsi e capirsi, perché lo sport ha un linguaggio universale, fatto di regole, gesti e consuetudini da tutti compresi.

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I benefici dello sport PDF Stampa E-mail

camminare-famigliaVero e proprio toccasana per la salute, ormai un numero considerevole di studi scientifici ha dimostrato come fare regolarmente esercizio sia una vera e propria «medicina»: contribuisce a prevenire e curare oltre 40 patologie croniche, a guarire più in fretta e a diminuire notevolmente il rischio di ricadute, anche in caso di malattie gravi come i tumori, diabete, depressione, ipertensione, patologie cardiovascolari, obesità, ansia e osteoporosi.

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Non esistono ragazzi cattivi PDF Stampa E-mail

arese2Il Progetto "Non esistono ragazzi cattivi" è stato realizzato in 14 sedi distribuite sul territorio nazionale (Ancona, Brienza, Cagliari Corigliano Calabro, Cuneo, Este, Giarre, La Spezia, Lecce, Pomigliano d'Arco, Reggio Calabria, Roma, Terni, Taranto) ed ha coinvolto realtà di oratorio, associazioni sportive, aggregazione di cultura cinematografica e teatrale, turistiche e formative in un percorso finalizzato a sperimentare alcune metodologie d'intervento con l'obiettivo di prevenire i comportamenti violenti tra adolescenti. In concreto alle sedi coinvolte è stato proposto di sperimentarsi nella costruzione di laboratori di autobiografia, di laboratori di dinamiche di gruppo o di laboratori di espressività utilizzando l'approccio delle life-skills.

Il tema della violenza tra adolescenti – che non può essere esclusivamente nominato con il termine "bullismo" – appare sempre più presente nella vita degli adolescenti e sempre più presente anche negli ambienti educativi e animativi, come quelli salesiani.

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INNO ALLA VITA PDF Stampa E-mail

v-come-vitadi Madre Teresa di Calcutta

La vita è un'opportunità, coglila.
La vita è bellezza, ammirala.
La vita è beatitudine, assaporala.
La vita è un sogno, fanne una realtà.

La vita è una sfida, affrontale.
La vita è un dovere, compilo.
La vita è un gioco, giocalo.

La vita è preziosa, conservala.
La vita è una ricchezza, conservala.

La vita è amore, godine.
La vita è un mistero, scoprilo.
La vita è promessa, adempila.

La vita è tristezza, superala.
La vita è un inno, cantalo.
La vita è una lotta, vivila.
La vita è una gioia, gustala.

La vita è una croce, abbracciala.
La vita è un'avventura, rischiala.

La vita è pace, costruiscila.
La vita è felicità, meritala.
La vita è vita, difendila.

 

 
AAA materiale su «educare con e nello sport» PDF Stampa E-mail

SinergiaDescrizione

Con questo articolo si desidera avviare la ricerca/produzione di materiale, riflessione, sussidi ed esperienze che possano tornare utili a chi vuole valorizzare lo sport in tutta la sua valenza educativa, a partire dalla pratica sportiva.

Il materiale che vorrete segnalare potete inviarlo a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. : sarà raccolto, visionato e pubblicato sul sito, per una maggior condivisione, a beneficio di allenatori, dirigenti e genitori, parrocchie e oratori, società sportive e singoli atleti.

L’attenzione non è focalizzata su nessuno sport in particolare, ma sull’agire sportivo.

Obiettivi

bersaglio-       Acquisire conoscenze e abilità nel saper leggere le dinamiche educative della pratica sportiva individuale e del gioco di squadra
-       Elaborare e condividere materiali e strumenti per accompagnare i processi educativi insiti nelle attività sportive
-       Evidenziare una lettura evangelica della pratica sportiva (=antropologia teologica)

 

fatica_3Metodologia e contenuti

Il materiale deve aiutare a valorizzare i percorsi dell’apprendimento esperienziale e dell’interazione dinamica tra prassi e teoria e promuovere approfondimenti e studi di tipo cooperativistico.

Si può prendere avvio da alcuni approfondimenti tematici per una rilettura sapienziale della persona e della vita, ispirandosi anche alla visione cristiana:
rugby_ragazzi-       la corporeità
-       vincere e perdere
-       accoglienza, inclusione, emarginazione, socializzazione
-       individualismo, collaborazione,
-       spirito di sacrificio, costanza, impegno, ideali
-       motivazioni, gratificazioni, piacere
-       ….

 

Grazie a tutti coloro che vorranno partecipare!

 
Sport educativo: la sostanza non sta nelle sigle PDF Stampa E-mail

Don Claudio Belfiore

Preamboli

fare_centro_golfIn questo testo riporto tematiche, obiettivi, orientamenti, frutto di incontri, raduni e scambio di opinioni avuti a diversi livelli: nazionale e locale, salesiano ed ecclesiale, in gruppo o a tu per tu, con confratelli e con operatori sportivi. Ovviamente il contenuto di questi incontri era, in un modo o nell’altro, la sfida legata allo sport.

Ritengo utile e doveroso focalizzare i punti fondamentali, sia per esigenza di semplificazione che per non far deviare l’attenzione su problematiche secondarie.

L’obiettivo è evitare il rischio di non centrare la vera sfida e di adottare soluzioni non adeguate alle reali esigenze pastorali.

 

La domanda

A ben pensare per noi salesiani e per chi opera nei nostri ambienti la sfida educativa non è cercare di capire se lo sport è portatore di valori (spirito di sacrificio, socializzazione, prevenzione, potenziamento delle capacità personali, tutela della salute…): valori evidenti e in più occasioni ribaditi sia in ambito ecclesiale che civile. La vera domanda si pone nei seguenti termini.

  1. pensatoreQual è il valore dello sport nella nostra pastorale (= l'agire della comunità cristiana)?
  2. E soprattutto: a quali condizioni lo sport è realmente portatore di valori nella e per la nostra pastorale?

Mi dirai: ma sono due le domande! Solo all’apparenza. Per un discorso di concretezza e di onestà non serve, anzi può essere addirittura deleterio, definire il valore di un certo agire pastorale, se poi non si pongono le condizioni effettive perché quanto delineato possa essere “agito” e non solo “parlato”.

Liberiamo subito il campo da una possibile e semplicistica obiezione: “Ma nello statuto noi abbiamo le finalità a cui ci ispiriamo e siamo promossi da un ente di promozione sportiva di ispirazione cristiana…!” Non è una sfida-educativa2questione di sigle o etichette: PGS piuttosto che CSI o Federazioni o in autogestione. Mi pare che sia estremamente vero ciò che tutti ci diciamo e applichiamo in campi diversi: non basta essere battezzati per dirsi cristiani, così come non basta andare in una scuola cattolica per uscirne “credenti praticanti”, né è sufficiente giocare in una società sportiva che ha sede presso una parrocchia o un oratorio per dire che si fa sport educativo e in modo diverso da come lo praticano nelle altre società sportive.

L’obiettivo

Strenna_2010sitoIl motivo per cui si chiede ad ogni realtà e ad ogni operatore sportivo una seria e sincera valutazione delle proprie attività, proposte e organizzazione è per promuovere una più profonda identità e motivazioni in vista di una più proficua e mirata missione.

Alcuni spunti tematici

Qui di seguito mi permetto di offrire in modo sintetico alcuni spunti tematici essenziali sullo sport con cui ogni consiglio direttivo di società sportiva in prima battuta e poi insieme ad ogni comunità educativo pastorale in cui opera la società sportiva devono confrontarsi per dare significato pastorale allo sport e per non tradire la propria missione nei confronti degli atleti che il Signore ci ha affidato. Mi sono permesso di usare un termine forte, “devono”, perché in effetti è così: non è un “pallino” di qualcuno o una moda passeggera, è un’esigenza che deriva dal nostro essere a servizio dei ragazzi e dei giovani.

mondiali_di_nuotoLa prima citazione, di Benedetto XVI, ci offre il criterio per orientare e dare senso alla nostra presenza nell’ambito sportivo: “La Chiesa segue e si prende cura dello sport, praticato non come un fine a se stesso, ma come un mezzo, come strumento prezioso per la formazione perfetta ed equilibrata di tutta la persona (discorso ai partecipanti ai mondiali di nuoto, Roma 2009)”. “Attraverso le attività sportive, la comunità ecclesiale contribuisce alla formazione della gioventù, fornendo un ambito adatto alla sua crescita umana e spirituale. Infatti, quando sono finalizzate alla sviluppo integrale della persona e gestite da personale qualificato e competente, le iniziative sportive si rivelano occasione proficua in cui sacerdoti, religiosi e laici possono diventare veri e propri educatori e maestri di vita dei giovani (messaggio in occasione del seminario di studio pontificio su “Sport, educazione, fede: per una nuova stagione del movimento sportivo cattolico”, 3 novembre 2009)”.

RM_giovaniLa seconda citazione è del Rettor Maggiore don Pascual Chávez, tratta dalla relazione ci sui sopra: “La presenza salesiana nel campo dello sport continua ad essere importante e può essere molto significativa, raggiungendo molti ragazzi e giovani che diversamente non riceverebbero una proposta educativa. Ma, per questo, si deve essere fedeli alle scelte tipiche salesiane: centralità della persona del giovane, presenza animatrice degli animatori e adulti tra i giovani, coraggio di proposte educative che stimolino i giovani ad andare oltre, volontà di evangelizzazione… Dobbiamo essere nell’ambito sportivo della nostra società una presenza che promuova una forma alternativa di sport, al servizio delle persone e della loro crescita integrale”.

La terza citazione, più lunga e sulla quale riflettere e confrontarsi quasi ogni giorno a mo’ di esame di coscienza, riprende la terza parte della già citata relazione di don Juan Vecchi (1983), dal significativo sottotitolo “Condizioni e itinerari”. La riporto quasi al completo facendone un capitolo a parte.

Più in profondità

sdb150“A quali condizioni il gioco e lo sport sono interessanti dal punto di vista educativo e pastorale?

Non è il fatto materiale, inerte e grezzo dello sport consumato passivamente a produrre la desiderata crescita del ragazzo, ma la qualità dell'incontro che il giovane fa con lo sport, mediato dall'educatore. Non è lo stesso fare sport semplicemente e fare educazione nello sport. Non a qualunque condizione lo sport risulta educativo. Ci sono, infatti, a riguardo dello sport, diversi tipi d'interventi, tutti legittimi, ma con finalità diverse.

Ci può essere un gruppo di persone che si propone di organizzare uno spettacolo sportivo, affinché l'utente usufruisca e paghi. Non entra nelle sue preoccupazioni che questi cresca o meno in determinati valori. Ci può essere un intervento di tipo politico per regolare l'uso sociale.

L'intervento formalmente educativo si caratterizza dalla finalità di far crescere le persone non soltanto nei valori più immediatamente legati allo sport, come la capacità motoria o la competitività, ma nella loro totalità.

Perché il nostro intervento sia educativo e pastorale ci vogliono, dunque alcune condizioni. Nello sforzo di individuarle troveremo anche le linee su cui progredire. Ne enuncio solo quattro.

Prima condizione è acquisire una conoscenza appropriata e sistematica del fenomeno sport. Ciò vuol dire superare l'informazione frammentaria, aneddotica e superficiale, per approfondire il significato e l'influsso che lo sport ha sullo sviluppo del giovane e sulla cultura. Con parole un tantino serie si direbbe possedere una «antropologia dello sport».

voglia_di_studiareSi sa che nella società attuale lo sport è affermazione individuale, distensione personale e talvolta collettiva; ma è anche organizzazione, commercio, rito e divertimento massificato!

Quando noi cerchiamo di entusiasmare i giovani, trasciniamo, mescolati nella nostra proposta, sia gli elementi buoni che gli elementi devianti. Se questi ultimi prendono una supremazia indebita, lo sport diventa alienazione.

Spingendo le cose su una certa linea, potremo fare dei consumatori di attività sportive: spingendole su un'altra linea possiamo formare un uomo che apprezza la sua corporeità, che è capace di un incontro anche ludico con gli altri, che cerca con concretezza il suo più conveniente equilibrio.

Questi aspetti non si scoprono se non si è capaci di considerare da educatore il prodotto che tutti consumano. Non ci sarà una pedagogia dello sport se gli animatori sportivi non sono capaci di individuare quali valori umani sono rafforzati e quali invece sono mortificati in una data concezione dello sport.

Pensate voi che una persona potrebbe educare nella scuola senza sapere per niente i significati e le interpretazioni che vengono travasate nelle conoscenze che insegna? Conoscenza dell'area sportiva vuol dire sapere che cosa comunichiamo, quando offriamo una proposta sportiva.

puzzle_lifeSeconda condizione. Nell'intervento puramente commerciale i fini soni lo spettacolo e il guadagno. I fini si riferiscono alle cose. Le persone sono strumenti.

Procedere con criterio educativo è mettere la persona al di sopra dell'organizzazione, al di sopra dello spettacolo e al di sopra dei trofei.

Quando un uomo organizza lo sport in ordine al guadagno, pensa allo spettacolo; quando l'organizza in funzione dei trofei, pensa alla vittoria; quando lo prepara educativamente, spettacolo, guadagno e trofei sono secondari e funzionali allo sviluppo della singola persona che viene aiutata attraverso l'attività sportiva. Per lo spettacolo si comperano e si coltivano i campioni; nell'educazione si coltiva il ragazzo «normale».

Procedere con criterio educativo è avere un obiettivo: la crescita integrale. Lo sport non interessa soltanto come esercizio motorio e diversivo, ma come possibilità di fare con le persone un dialogo su tutti i valori che le interpellano. L'agonismo è importante, ma non è il valore supremo, né l'unico. Lo sguardo dell'educatore non svuota gli aspetti colti e cercati dal ragazzo in un primo approccio con lo sport, ma si apre anche ad altri aspetti che sottostanno. Lo sport non è un'esperienza «risolutiva»: deve agganciarsi ad un piano personale e sociale più vasto.

Cercare la crescita integrale richiede di percorrere certi itinerari educativi, attraverso i quali da ciò che immediatamente si coglie nello sport stesso, si va oltre e si abilita il giovane a vivere da uomo quegli atteggiamenti che lo accompagneranno anche fuori del momento sportivo.

Procedere con criterio educativo vuol dire, infine, applicare un metodo basato sulla presenza e il rapporto personale. Mi spiego con una battuta: chi non intende fare un intervento educativo organizza un locale o uno spettacolo e li gestisce a distanza o attraverso impiegati. È un manager! Come altri offrono macchine o sigarette, lui offre attrezzature e strutture.

Scelta del metodo educativo significa essere presente al ragazzo, individualizzando e personalizzando: arrivare a ciascuno di questi giovani o ragazzi per comprendere insieme la loro vita e aiutarli a darle unità, qualità e orientamento.

In ciò sta la differenza tra un organizzatore dello sport e un educatore nello sport: il primo può avere un rapporto lontano e indiretto e può trattare la realtà in termini di numeri, di date, di organizzazione; il secondo invece tratta con le persone in modo immediato, in termini di valori, di esperienze e significati.

Se si assumono questi criteri, cioè la persona sull'organizzazione, la crescita dei ragazzi sullo spettacolo e sui trofei e il rapporto personale sull'efficienza, una palestra e un cortile possono essere equivalenti ad una scuola..

itinerariUna terza condizione, una volta conosciuto il fenomeno che trattiamo e assunto un criterio educativo, è costruire itinerari educativi e pastorali costantemente riformulati man mano che vengano collaudati dalla pratica. L'itinerario è costituito da una serie di traguardi collegati verso mete finali, con indicazioni pratiche di atteggiamenti, contenuti ed esperienze per percorrerli. Questi itinerari devono portare un giovane dalla prima esperienza spontanea dello sport, che consiste nel fruire del movimento, della competizione, dell'affermazione, verso obiettivi più alti, come sono la collaborazione, il rispetto dei rivali, la crescita della responsabilità sociale.

Alcune indicazioni molto generali per camminare in questo essere totali riguardano la presa di coscienza del carattere effettivamente alienante di molto sport. Poiché il giovane che gioca e che va al campo sportivo deve essere cosciente delle caratteristiche della cultura del suo tempo, non può ignorare i pericoli di mercificazione che ci sono in un certo fenomeno sportivo e deve saper distinguere quando lo sport è al servizio dell'uomo e quando, al contrario, lo prende nelle sue reti. Prendere coscienza è arrivare ad una comprensione profonda dei meccanismi di manipolazione che ci possono essere nello sport.

Un altro traguardo dell'itinerario: sviluppare le possibilità educative specifiche dello sport, per esempio il senso della corporeità, il valore della vita di insieme, il senso della disciplina e dello sforzo, il rispetto delle norme.

Il fondatore delle Olimpiadi, Pierre de Coubertin, pensava che lo sport era una nuova forma dell'educazione alla convivenza democratica a livello internazionale. Secondo lui, attraverso le grandi manifestazioni e i confronti sportivi, si poteva educare la gente alla accettazione ragionevole di una disciplina sociale concordata, alla partecipazione intensa e all'accettazione dei diversi ruoli delle persone, basati sull'eccellenza e sul servizio.

Un terzo passo: sviluppare i valori concomitanti che non emergono dalle attività sportive in sé, ma appartengono alla situazione, ad un contesto in cui si pratica lo sport. Si tratta di creare un ambiente umano, ricco di esempi e di valori, nel quale vengono inserite le attività ludiche.

Finalmente occorre collegare l'attività sportiva con altre aree ed esperienze. Lo sport non può essere un compartimento stagno che non comunica con le altre esperienze e attività e momenti della vita. Bisogna fare un raccordo delle esperienze di modo che le une influenzino le altre.

E così come esistono itinerari educativi, così esistono anche itinerari che sono tipicamente pastorali, non posteriori o dissociati dai primi.

Alcune indicazioni per essi potrebbero essere la «desacralizzazione dello sport», spogliarlo cioè di una certa autosufficienza in ordine alla soddisfazione dei bisogni; evidenziare il suo carattere subalterno rispetto ad altri problemi e desideri dell'uomo: non è la cosa principale e, se riesce a prendere tutto il cuore e tutta la mente, diventa un «idolo» e provoca dipendenza.

Si possono poi accogliere e sollevare domande di senso, quelle cioè che le situazioni esistenziali provocano e a cui l'educatore può dar risposta.

È questo il momento in cui l'educatore saggio sa guidare il giovane, non dando soluzioni facili ed immediate, ma abilitando alla serietà della ricerca e a superare l'indifferenza e il qualunquismo davanti agli interrogativi dell'esistenza. Ancora si può annunciare il senso cristiano e trascendente della vita attraverso un insieme di stimoli privilegiati vicini e, forse, interni all'esperienza ludica e sportiva. Attraverso lo sport si può difatti persino coinvolgere nel servizio del prossimo.

SinergiaEcco allora una quarta condizione per un intervento educativo nello sport: l’esistenza di una comunità che sia soggetto dei processi di crescita, attraverso forme di coinvolgimento, dialogo e partecipazione. Ciò aggancia il discorso a tre punti, ai quali accenneremo soltanto: la comunità di riferimento, il gruppo di animatori, il ruolo dei salesiani.

Quando l'organizzazione sportiva si inserisce in un ambiente giovanile più largo (es. un centro giovanile) è interessante dare e ricevere, affinché l'ambiente offra una proposta ricca e articolata. Partecipare alla vita e alle decisioni della comunità e completare il proprio programma con quello che le altre componenti offrono è un'indicazione fondamentale.

Ma all'interno del gruppo sportivo e della comunità totale ci sono gli animatori. Questi hanno un ruolo-chiave. Prima abbiamo affermato che i salesiani vanno all'incontro di tutti i giovani disponibili. Ma tra questi ci sono di quelli che mostrano disposizione a prestare un servizio con il loro lavoro. Ecco che all'interno del grande numero emerge un gruppo scelto e capace, che va aiutato a progredire.

Il compito dei pochi salesiani e FMA si riferisce principalmente e in primo luogo a questi animatori: alla loro qualifica cristiana, professionale e salesiana. Sono gli animatori degli animatori.

Cosa vuol dire animare una comunità educativa? Coinvolgere attivamente nella definizione di obiettivi e linee operative; favorire la partecipazione, unire le persone, costruire la comunione. Animare vuol dire anche curare la formazione permanente.

Il futuro di un'associazione dipende dalla capacità di aiutare i propri collaboratori a crescere. Delle associazioni sportive hanno sofferto degrado, dopo partenze promettenti, perché non avevano quasi nessuna preoccupazione di tenuta e di progresso, cioè non rivedevano né orientamenti, né lettura della realtà, né itinerari, preoccupati soltanto dell'organizzazione; soprattutto non rafforzavano la capacità delle persone con nuove sintesi, prospettive e abilità.

Le persone perdevano così la carica di animatori e di educatori insieme all'incisività d'intervento.

La formazione permanente si sviluppa soprattutto su tre fronti. In senso professionale, che comporta il dominio delle conoscenze e della prassi pedagogica; in senso cristiano, e ciò comporta l'approfondimento dell'identità cristiana e la capacità di annunciare il Vangelo; e, per gli ambienti salesiani, sul fronte salesiano che include la conoscenza delle scelte tipiche, la loro “fondamentazione”, la loro applicazione pratica.

In associazioni come la vostra lavorano pochi salesiani insieme a molti laici. I salesiani dovrebbero essere i motori, cioè persone che curano soprattutto la qualità, la carica umana e cristiana di coloro che collaborano.

Concludendo. Il gioco e lo sport hanno un legame particolare con i salesiani, e questo non è un fatto irriflesso, ma è collegato a scelte volute e confermate: la scelta del campo giovanile, la scelta dell'educazione, la scelta della missionarietà, la scelta di determinare linee operative.

In quest'area noi possiamo avere un intervento educativo e pastorale solo a certe condizioni. È interessante che ribadiamo il buon proposito di rimanere, ma da educatori e da pastori per la maturazione umana dei giovani e per la crescita della loro fede”.

Conclusioni… di avvio

Terminata la citazione di don Vecchi, anch’io posso concludere questo scritto, sperando che possa tornare utile a ogni singolo operatore e alla comunità educativo pastorale nel suo insieme.

strategiaSegnalo alcune attenzioni particolari, provando a concretizzare su alcune scelte specifiche e forse anche strategiche:

  • prima che l’anno pastorale volga al termine organizzare con tutti gli operatori dello sport due appuntamenti per ripensare la pastorale dello sport (entro maggio);
  • il salesiano incaricato verifica che l’ambito sport sia adeguatamente presente nel consiglio pastorale e oratoriano;
  • salesiani e consiglio direttivo, entro giugno, mettono in calendario la formazione di allenatori e dirigenti: quali e quanti incontri; formazione con la CEP e formazione specifica;
  • salesiani e consiglio direttivo definiscono insieme il calendario dell’anno pastorale: appuntamenti comunitari e per le singole fasce di età, l’attenzione all’anno liturgico, manifestazioni particolari;
  • salesiani e consiglio direttivo condividono criteri e modalità per la scelta degli allenatori e per la qualifica di dirigente sportivo.

Lo sport educativo si qualifica per le scelte concrete e coerenti che vengono attuate: in questo testo ne sono emerse alcune a titolo esemplificativo, ma le più significative e vere sono quelle nate dalla valutazione e dalla decisione prese in comunità che pensa, si confronta e decide il meglio per i ragazzi e i giovani atleti che il Signore gli ha affidato.

 

Puoi scaricare il testo completo in pdf

 
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Caro papà (Aldo Rabino)

Corsa_dei_Santi4Lo sai, papà, che quasi mi mettevo a piangere dalla rabbia quando ti sei arrampicato sulla rete di recinzione urlando contro l’arbitro? Io non ti avevo mai visto così arrabbiato! Forse sarà vero che lui (l’arbitro) ha sbagliato, ma quante volte io ho fatto degli errori senza che tu mi dicessi niente…? Anche se ho perso la partita “per colpa dell’arbitro”, come dici tu, mi sono divertito lo stesso.

Ho ancora molte gare da giocare e sono sicuro che, se non griderai più, l’arbitro sbaglierà di meno… Papà, capisci, io voglio solo giocare; ti prego, lasciamela questa gioia, darmi suggerimenti che mi fanno solo innervosire: “tiraaa”, “passaaa”, “buttalo giù”… Mi hai sempre insegnato a rispettare tutti, anche l’arbitro e gli avversari, e ad essere sempre educato. E se “buttassero giù me”, quante parolacce diresti?

Un’altra cosa, papà: quando il “mister” mi sostituisce o non mi fa giocare, non arrabbiarti. Io mi diverto anche a vedere i miei amici, stando seduto in panchina. Siamo in tanti, ed è giusto far giocare tutti, come dice il mio mister…

E per piacere, insegnami a pulire le mie scarpe da calcio. Non è bello che tu lo faccia al posto mio, ti pare?

Scusami, papà, ma non dire alla mamma, al ritorno della partita: “Oggi ha vinto” o “Oggi ha perso”; dille solo che mi sono divertivo tanto e basta. E poi non raccontare, ti prego, che ho vinto perché ho fatto un goal bellissimo: non è vero, papà! Ho buttato il pallone dentro la porta perché il mio amico mi ha fatto un bel passaggio; il mio portiere ha parato tutto perché, insieme ai miei amici, ci siamo impegnati moltissimo: per questo abbiamo vinto (ce l’ha detto anche il “mister”).

E ascoltami, papà: al termine della partita, non venire nello spogliatoio per vedere se faccio bene la doccia o se so vestirmi. Che importanza ha se mi metto la maglietta storta? Papà, devo imparare da solo! Sta’ sicuro che diventerò grande anche se avrò la maglietta rovesciata, ti sembra?

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Giovani protagonisti PDF Stampa E-mail

L’atleta (tratto dal documento ecclesiale “Sport e vita cristiana” n. 40)

Corsa_dei_Santi3«Atleta non è solo il campione. In senso più ampio e non meno vero possiamo considerare qui tutti coloro che coltivano pratiche sportive abituali, ragazzi, giovani, adulti. Le virtù di schiettezza, lealtà, spirito cavalleresco, di cura del buon nome proprio e del concorrente, che trovano luogo e sottolineatura nell'ambito della pratica sportiva, sono chiamate anche in questo caso a tradursi in stile di vita, in fisionomia costante della personalità. Se non trovano coerente applicazione nel vissuto quotidiano, fanno decadere lo sport a mera pratica motoria, impoverendolo notevolmente nel suo valore umano e nella sua capacità di animazione sociale. L'essere atleti, dunque, assurge a modalità di essere e configura uno stile di vita nel quale si intrecciano profondamente le qualità del corpo e le virtù dello spirito in una sintesi armoniosa e dinamica».

 

Se a creare il campione

ci pensa un “bestione”

(Bruno Etrari)

Erano là, seduti, muti sugli spalti,
non un gesto, non sorriso…
Tute colorate, tutti inquadrati, come soldati,
guardavano, senza sussulti, questi bimbi… già adulti,
altri ragazzini, sul verde del campo di gioco, che rincorrevan il pallone…
Un “bestione” in panchina gridava come un ossesso,
bestemmiava perché un ragazzino sbagliava un passaggio…
Che coraggio!
Aveva il giocatore la maglia grande del professionista,
ma sotto batteva, forte, un cuore da bambino…
A fine gara l’intervista fatta da un pivellino allo spaccone (già re del pallone).

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Sport educativo PDF Stampa E-mail

Giovanni Paolo II (omelia giubileo dello sportivo, 29 ottobre 2000)

Corsa_dei_Santi2«Grande importanza assume oggi la pratica sportiva, perché può favorire l'affermarsi nei giovani di valori importanti quali la lealtà, la perseveranza, l'amicizia, la condivisione, la solidarietà. E proprio per tale motivo, in questi ultimi anni essa è andata sempre più sviluppandosi come uno dei fenomeni tipici della modernità, quasi un "segno dei tempi" capace di interpretare nuove esigenze e nuove attese dell'umanità. Lo sport si è diffuso in ogni angolo del mondo, superando diversità di culture e di nazioni.

Le potenzialità educative e spirituali dello sport devono rendere i credenti e gli uomini di buona volontà uniti e decisi nel contrastare ogni aspetto deviante che vi si potesse insinuare, riconoscendovi un fenomeno contrario allo sviluppo pieno della persona e alla sua gioia di vivere. È necessaria ogni cura per la salvaguardia del corpo umano da ogni attentato alla sua integrità, da ogni sfruttamento, da ogni idolatria».

La sfida educativa (tratto dal documento ecclesiale “Sport e vita cristiana” n. 30)

«In genere alla pratica sportiva professionistica, anche molto precoce, raramente viene riconosciuto quel compito formativo che invece è attribuito allo sport dilettantistico delle associazioni. Una simile impostazione è errata. Infatti l'aspetto pedagogico dell'attività sportiva e la sua ricchezza di valori non devono andare smarriti con l'emergere della esigenza di spettacolarità, l'accendersi del confronto agonistico e il premere dell'interesse economico: anche le attività sportive altamente competitive possono e devono mantenere ben chiaro il riferimento irrinunciabile alla crescita della persona, sia di chi pratica, sia di chi partecipa da spettatore, a partire dal rispetto dell'identità biologica e psicologica, per comprendere le istanze di valori e le esigenze morali che vi sono coinvolte, fino all'impatto sui fruitori e sui sostenitori. La valenza educativa, infatti, pur essendo legata principalmente allo sport praticato, si fa esigente anche nello sport passivo: anche in esso incidono, e non poco, l'immagine, il modello di riferimento, il "campione", con il suo atteggiamento e il suo comportamento, sia in campo che nella vita».

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Fair Play PDF Stampa E-mail

CODICE EUROPEO di ETICA SPORTIVA

Corsa_dei_Santi1I Ministri europei responsabili per lo Sport, riuniti a Rodi per la loro 7a conferenza, dal 13 al 15 maggio 1992 hanno approvato il Codice Europeo di Etica Sportiva.

«Il principio fondamentale del Codice è che le considerazioni etiche insite nel “gioco leale” (fair play) non sono elementi facoltativi, ma qualcosa d’essenziale in ogni attività sportiva, in ogni fase della politica e della gestione del settore sportivo. Queste considerazioni sono applicabili a tutti i livelli di abilità e impegno, dallo sport ricreativo a quello agonistico.

Il codice fornisce un solido quadro etico per combattere le pressioni che sembrano minare le basi tradizionali dello sport - base costruite sul fair play, sullo spirito sportivo e sul movimento volontario - nella società contemporanea».

 

Definizione di Fair Play

(estratto dal codice europeo di etica sportiva)

«Fair play significa molto di più che giocare nel rispetto delle regole. Esso incorpora i concetti di amicizia, di rispetto degli altri e di spirito sportivo. Il fair play è un modo di pensare, non solo un modo di comportarsi. Esso comprende la lotta contro l’imbroglio, contro le astuzie al limite della regola, la lotta al doping, alla violenza (sia fisica che verbale), allo sfruttamento, alla diseguaglianza delle opportunità, alla commercializzazione eccessiva e alla corruzione.

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