Crescere insieme facendo movimento

L’attività motoria e sportiva, promossa all’interno della scuola, con le sue regole, i suoi valori di onestà e libertà, offre un terreno fertile per incoraggiare il bambino ad intraprendere un efficace percorso di vita centrato sulla socialità, sulla comunicazione e sull’autostima; praticare gioco-sport a scuola con sistematicità ha un effetto positivo sul benessere psicologico degli alunni; favorire attività ludiche di movimento aiuta a sviluppare una maggiore coordinazione motoria globale e fine e ad apprendere le giuste modalità di interazione nel gruppo; l’alunno attraverso i giochi di squadra e individuali acquisisce le modalità del cosa fare e del come relazionarsi con gli altri, rispettando regole assegnate e mettendo in atto comportamenti collaborativi e solidali. “Lo scopo specifico dell’attività motoria nella scuola materna ed elementare e della educazione fisica successivamente, è proprio quello di sviluppare metodicamente tutte le attitudini psicomotorie e fisiche che permettono all’individuo di meglio inserirsi nel suo ambiente biologico e sociale”[i].

Fare educazione motoria non significa solo sviluppare nel bambino un certo dinamismo corporeo, ma anche fornire una base solida per la promozione del senso di responsabilità individuale e comune. “L’educazione motoria, […], è l’insieme dei fini, degli obiettivi, delle procedure e delle tecniche, con cui si intende favorire il massimo sviluppo motorio dell’individuo. Assieme agli altri linguaggi curricolari, ha per oggetto lo sviluppo delle capacità bio-psico-sociali dell’alunno. Quest’ultimo è il soggetto unico dell’educazione motoria, perché come totalità antropologica concorre e partecipa pienamente e consapevolmente a tutti i momenti del suo processo educativo (autoformazione)”[ii]. Agire in un contesto di gioco-sport mette l’alunno nella condizione di apprendere e sviluppare fattori educativi indispensabili per la formazione della persona quali le modalità relazionali, una corretta partecipazione e una valida e significativa integrazione sociale.

Oggi i giovani sembrano essere, rispetto al passato,meno predisposti a creare rapporti sociali duraturi, il loro essere egocentrici spinge sempre di più all’esaltazione eccessiva di azioni individuali a dimostrazione del loro essere capaci di. Tutto questo fa riflettere su come la scuola, importante canale sociale, assume un ruolo di considerevole rilevanza nel contesto sportivo; essa deve promuovere stimoli educativi, linguaggi diversificati, motivazione allo sport e al movimento, generando nei ragazzi uno sviluppo corporeo armonico con conseguente superamento di un possibile disagio sociale.

Alcune volte gli studenti vivono condizioni di emarginazione dal gruppo dei pari e isolamento, fattori che determinano nella persona un forte stress psico-emotivo; altre volte, invece, grazie all’integrazione positiva, rafforzano il loro essere persona e con essa il senso di autostima.

L’educazione motoria proposta nelle scuole e lo sport in generale, sono visti come elementi importanti per neutralizzare le tendenze disgreganti, in quanto lo sport offre l’opportunità di partecipare, di fare esperienza del sentimento di fraternità, dello spirito di comunione e di solidarietà. Grazie allo sport, la persona apprende norme, valori e capacità che si possono rivelare di grande utilità in altre situazioni; è ancor più evidente il ruolo che esso assume nella prevenzione del bullismo e del reinserimento sociale. In ogni caso tutto dipende dal modo in cui l'educazione fisica-motoria e lo sport vengono insegnati e organizzati, infatti, anche l’isolamento e l’emarginazione possono essere conseguenze di quest’ultimo.

La scuola dovrebbe dare sempre più importanza all’attività motoria promuovendo con maggiore coerenza percorsi progettuali avvalorati da significativi rapporti organizzativi con le società sportive presenti sul territorio; occorre che gli stessi insegnanti prendano coscienza di quanto sia importante fare educazione fisica a scuola, proponendo percorsi di apprendimento motivanti; “[…] il docente dovrebbe tendere ad attivare il maggior numero di funzioni o capacità, che vanno da quelle cognitive a quelle motorie, passando per quelle emotivo-affettive e sociali. […]. L’insegnante è comunque obbligato ad impegnarsi razionalmente nel sollecitarle tutte, affinché ognuna arrivi al grado più elevato di maturità” [iii].

Gli istituti scolastici spesso hanno la possibilità di aderire a gare e manifestazioni promosse dagli enti locali; quando succede i ragazzi sono preparati dai loro insegnanti ad affrontare sane competizioni conoscendo per la prima volta l’agonismo sportivo; quando alla scuola si presenta l’occasione di partecipare ad un evento sportivo esterno esso deve essere sfruttato al meglio. Il docente non dovrebbe limitarsi a svolgere la funzione di accompagnatore della classe: i ragazzi vedranno nella sua figura il primo vero allenatore, il mister, una figura su cui confidare nell’esordio della gara.

Con le prime gare fuori dalla scuola lo studente acquisisce una nuova consapevolezza delle proprie possibilità, scoprendo davvero di essere portato per praticare un certo tipo di disciplina sportiva. Praticare attivamente l’attività fisica all’interno di un gruppo, significa mantenere vivo nella persona un interesse continuo e appassionante; la scuola e con essa gli insegnanti devono proporre giochi-sport adeguati ad ampliare le potenzialità di ciascuno e a mettere l’alunno nella condizione di scoprire, nel gruppo, il senso dell’amicizia e della comprensione reciproca. “Il rispetto che deve sempre pretendersi dalle regole dello sport o del gioco – siano esse codificate o liberamente concordate – tende ad imprimere una consuetudine di lealtà e di civismo che non può esaurirsi nell’ambito della lezione e della scuola. Gli sport e i giochi di squadra valgono in più a introdurre e consolidare abitudini di collaborazione reciproca”[iv]. È importante apprendere progressivamente il vero significato di competizione pacifica, rispetto delle regole e considerazione per l’avversario, solo così è possibile dare forma ad un valore morale valido non solo per lo sport, ma per l’insieme delle relazioni fra coetanei; si deve avere la consapevolezza che nello sport vincere con l’inganno, significa in realtà perdere.

Patrizia Coletta
Tratto da www.conoscereperessere.it


[i] F. Proietti, F. Sbezzi, L’attività motoria tra i tre e i sei anni, Roma, Società Stampa Sportiva, 1989, p. 9.

[ii] P. Sotgiu, F. Pellegrini, Attività motorie e processo educativo, Roma, Società Stampa Sportiva, 1989, p. 53.

[iii] Ibidem, p. 54.

[iv] R. Guerra, E. Giacon, Apprendere movimentando. Input concettuali e operativi in educazione psicomotoria per la formazione globale dell’alunno, Roma, Edizioni Scientifiche Magi, 1997, p.167.

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